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Oggi, con questo articolo, torniamo a parlare di monopattini elettrici, più precisamente della decisione e della presa di posizione di Parigi.

In una seconda parte, esporremo il nostro punto di vista su come poteva, e può ancora, essere gestita la situazione generale sul fronte della micromobilità elettrica.

Parigi è stata la prima città in Europa che, nel 2018, introdusse i monopattini elettrici in sharing, ma è stata anche la prima a toglierli.

In effetti, non è la prima volta che si parla del “problema dei monopattini elettrici” facendo riferimento, in questo caso, a quelli in sharing; sia a Parigi, ma anche in Italia ed in altre città europee e non.

Secondo noi, se non è andato tutto secondo i piani, il problema non è dei monopattini elettrici in sharing, non è del servizio offerto, ma è di chi lo utilizza e delle incomplete norme che hanno finora attuato i vari governi per “gestire” la micromobilità elettrica, una mobilità del tutto nuova, un modo diverso per muoversi nelle nostre città in modo ecosostenibile. Di questo approfondiremo successivamente nell’articolo.

Concentriamoci, invece, ora sul domandarci: che cosa è successo nella capitale francese per portare ad una scelta così drastica?

I dati analizzati segnalano che i monopattini elettrici in sharing hanno causato una forte crescita di incidenti e di problemi di decoro urbano: dal parcheggio selvaggio sui marciapiedi a quello in strada.

(Photo by Hugo Lebrun / Hans Lucas / Hans Lucas via AFP)

Ecco alcuni dati degli ultimi anni:

  • Nel 2019, le vittime degli incidenti mortali sono state 10;
  • Nel 2021, le vittime degli incidenti mortali sono state 24, a fronte di 247 incidenti totali con il mezzo;
  • Nel 2022, le vittime degli incidenti mortali sono state 3, a fronte di 408 incidenti tra monopattini privati e in sharing, causando 459 feriti.

Da questi dati che vi abbiamo dato, si può notare che i numeri, anno per anno, siano raddoppiati; facendo prendere al comune parigino la decisione di revocare le licenze alle società di noleggio di monopattini.

Portando, di conseguenza, al bando i monopattini elettrici dalla capitale.

Promosso dal sindaco Anne Hidalgo, domenica 2 aprile 2023 si è tenuto un referendum consultivo in cui i parigini sono stati chiamati a votare a favore (SI’) o a sfavore (NO) della continua disponibilità dei monopattini a noleggio.

Come volevasi dimostrare, il pensiero pilota trascinato ha portato ad un secco NO, grazie all’89% dei voti, ovvero il voto di 103.080 persone; in percentuale hanno votato solamente il 7.5% delle persone con diritto di voto, un’affluenza di persone davvero bassa.

Va ribadito, inoltre, che essendo stato un Referendum consultivo la decisione finale spettava comunque al comune parigino che, nella figura del Sindaco Anne Hidalgo, si era dimostrato da tempo più che favorevole a rimuovere questo servizio.

Il 31 agosto 2023 scadranno le licenze delle 3 società che hanno in appalto il servizio di noleggio monopattini a Parigi, parliamo di Dott Lime e Tier. Il provvedimento avrà quindi efficacia dal primo settembre del 2023, dicendo così stop al servizio, da come si può dedurre: verranno rimossi tutti i 15.000 monopattini che potevano essere noleggiati, 5.000 a testa per operatore. Ricordiamo che il provvedimento coinvolge solo il servizio di sharing, senza includere i monopattini privati che potranno continuare a circolare secondo le norme vigenti in Francia.

Monopattini a noleggio a Parigi CHESNOT/GETTY IMAGES

Come si poteva evitare questa scelta drastica? Tutto parte da una normativa errata secondo noi


Da come abbiamo appreso nella prima parte dell’articolo, i monopattini elettrici sono, ad oggi, più un problema che una soluzione.

La vicenda di Parigi ne è la prova, ed anche altrove non sta andando bene; tanto che temiamo che una scelta simile possa essere promossa anche nel nostro paese ed in altre città europee.

In questa seconda parte, quindi, dato che per noi è possibile evitare quest’escalation a livello europeo e mondiale, analizzeremo delle strategie per integrare la micromobilità elettrica nella mobilità odierna senza troppi intoppi. Questo senza aver prima ribadito l’importanza di un utilizzo consapevole di tutti i mezzi e senza aver prima descritto le dinamiche che avvengono dal boom fino ad oggi attorno alla micromobilità elettrica.

Una mobilità alternativa che dovrebbe essere ecologica e sostenibile che sembra, invece, essere un bel groviglio per istituzioni, comuni e per interi stati. Lo dicono i mass media, le testate giornalistiche ed i telegiornali che continuano ad alzare polveroni su polveroni sulla vicenda, strumentalizzando, a parer nostro, molte delle notizie.

Sinceramente, da utilizzatori del mezzo come privati riconosciamo che, quando ci muoviamo per la città, da una parte troviamo parecchi curiosi del mezzo, dall’altra automobilisti e motociclisti che provano odio verso la nostra categoria, facendoci sentire come se fossimo d’intralcio e di troppo.

Infatti, essendo di parte, ci piacerebbe fare un paragone dicendo che gli incidenti in cui troviamo coinvolti i monopattini siano minori rispetto quelli che coinvolgono le automobili, ma riteniamo che sarebbe poco etico e corretto perché, ovviamente, come sappiamo tutti, il numero di monopattini che circola è minore rispetto al numero di automobili, scooter, macchine e, forse, anche bici presenti sulle nostre strade, così come nel resto dell’Europa e del mondo.

Siamo molto d’accordo che il noleggio/sharing dei monopattini crea parecchi problemi in città portando spesso incidenti, feriti e morti, sia per chi lo utilizza, sia per chi si ritrova travolto da utilizzatori indisciplinati e maleducati.

Molti di questi utilizzatori sono venuti a conoscenza del mezzo durante il lockdown per la pandemia in corso e, da quando è scoppiato il “boom dei monopattini” sono passati ormai degli anni.

Nonostante il passare del tempo, la normativa attuata, come dicevamo all’inizio della prima parte dell’articolo, risulta incompleta ed anche imprecisa, sia in Italia che nel mondo; portando confusione, caos e disinformazione, condite da quella che consideriamo, come vi abbiamo già detto in anticipo, una propaganda contro il mezzo in generale.

Finora vi abbiamo detto ciò che ad alcuni piace ascoltare: ma se vi dicessimo che anche vietando l’utilizzo dei monopattini il risultato sarebbe lo stesso? Se mettessimo gli stessi utilizzatori su un altro qualsiasi mezzo i problemi non si ridurrebbero; basta prendere gli esempi che sono da noi osservabili quotidianamente:

  • Ciclisti contromano;
  • Ciclisti che, addirittura, pedalano sui marciapiedi;
  • Ragazzi in bici con un amico dentro al cestino;
  • Scooter, bici e macchine parcheggiate sui marciapiedi;
  • Macchine e corrieri che sostano o, addirittura, parcheggiano sulle ciclabili;
  • Automobilisti, motociclisti e perfino ciclisti che sfrecciano sulle strade non rispettando i limiti di velocità; passando anche con il rosso e travolgendo pedoni ed animali;
  • Persone che si dilettano con acrobazie in strada con auto, moto o bici;
  • Macchine con un numero di persone superiori ai posti della stessa, causando morti e feriti in caso d’incidente per ulteriore mancato utilizzo di cinture.

Potremmo continuare con infiniti esempi, ma non è il nostro intento; non vogliamo tantomeno mettere una categoria contro l’altra, ma vogliamo soffermarci e sottolineare che il problema sono le persone indisciplinate, a priori del mezzo utilizzato.

Quello che, quindi, sarebbe dovuto essere stato attuato da parte dei diversi governi del mondo, vedendo i primi problemi di questa nuova mobilità alternativa attraverso il focus sullo sharing, era istituire un tavolo tecnico con esperti del settore in stretta collaborazione con gli operatori che noleggiano i monopattini. Sarebbe poi spettato al nuovo tavolo tecnico la proposta della stesura di una nuova norma più completa per la micromobilità, che ad oggi, a parer nostro, lascia buchi anche per altri mezzi rientranti nella categoria come i monoruota elettrici, gli hoverboard, gli skateboard elettrici e onewheel.

Noi non siamo degli esperti in legge e non ci vogliamo sostituire ad essi, ma eccovi alcuni dei nostri consigli per un’ipotetica nuova stesura della norma che regola l’utilizzo dei principali mezzi a propulsione elettrica in Italia, ma anche nel mondo:

  • Obbligo del casco per tutti;
  • Istituzione di una nuova categoria: quella della micromobilità elettrica; visto che l’equiparazione alle bici, secondo noi, non risulta corretta. Questo per includere anche gli altri mezzi di micromobilità elettrica citati;
  • Obbligo di frequenza di un corso teorico per poter guidare qualsiasi mezzo di micromobilità elettrica, argomenti uguali a quelli della patente AM.
  • Età minima per guidare questi mezzi di 14 anni;
  • Limitazione della potenza nominale per i minorenni (es. 350400W di potenza nominale fino ai 18 anni per i monopattini. Da rivedere per ogni mezzo di micro mobilità, in quanto, ad esempio, sul monoruota potrebbero risultare pochi);
  • Obbligo di assicurazione RC con possibilità di furto incendio che copra tutti i mezzi di micromobilità sopra citati (costo max annuale di 50 euro, legata alla persona);
  • Targa identificativa per tutti i mezzi di micromobilità elettrica identificativa (costo di rilascio irrisorio, legata alla persona);
  • Modifica dei limiti di velocità attuali per i monopattini ed applicazione degli stessi su tutta la micromobilità elettrica: riportare i 25 km/h nelle strade urbane e mantenere i 6 km/h nelle aree pedonali (anche se potrebbe risultare difficile tale applicazione sugli altri mezzi di micromobilità elettrica);
  • Introduzione di stalli dedicati e parcheggi sicuri all’interno di attività commerciali, anche con l’introduzione di un’eventuale tariffa (a tal proposito ci piaceva la soluzione proposta da Locko che potrebbe essere estesa a tutti i mezzi di micromobilità elettrica);
  • Rimozione del limite della potenza nominale di 500W, lasciando solamente il limite sulla velocità (difficilmente applicabili sugli altri mezzi di micro mobilità elettrica e per chi abita in collina o montagna).

Lista non esaustiva che potrebbe essere sicuramente rivista e seguita da altre aggiunte.

Per quanto riguarda lo sharing, per risolvere il problema della sosta selvaggia e del vandalismo siamo favorevoli all’introduzione del modello Coreano realizzato dal Korea Railroad Research Institute, entrato in test a fine 2022 nella nazione. Ma andiamo a vedere meglio di cosa si tratta:

  • I monopattini possono essere noleggiati e devono essere riconsegnati solo in aree appositamente realizzate, si parla di vere e proprie stazioni di presa e riconsegna in cui avviene automaticamente la ricarica del mezzo al parcheggio della restituzione;
  • Introduzione di un’algoritmo di una intelligenza artificiale (IA) chiamato “Smart Scoring”, installato su un dispositivo che, collegato al monopattino, analizza e valuta le abitudini di ogni conducente e rileva le violazioni del codice della strada.

Siamo sicuri che l’introduzione di una norma ben fatta e seguita da alcuni di questi consigli porterebbe ad un calo degli incidenti con il monopattino elettrico e lo sharing risulterebbe gestibile al meglio, portando benefici anche ad altri mezzi di micromobilità elettrica, ad oggi tagliati fuori dalla stessa.

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